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Macroalghe e abbigliamento

Come avrete ormai capito leggendo i precedenti articoli del nostro blog, le alghe sono una fonte inesauribile di soluzioni ad una vasta gamma di problematiche legate al nostro attuale sistema di produzione e consumo. Questi organismi acquatici, che impariamo a riconoscere ed erroneamente ad “evitare” in spiaggia fin dalla giovane età, si rivelano invece tra le migliori alternative sostenibili in campo alimentare, energetico, cosmetico, farmaceutico, ambientale e molti altri.




La sostenibilità delle alghe


In risposta alla presa di coscienza collettiva circa gli effetti dei combustibili fossili sull’ambiente, le conseguenze di un sistema produttivo basato sullo spreco e sull’ “usa e getta” e il sempre più evidente cambiamento climatico, la tendenza degli ultimi anni è creare prodotti utili all’uomo ma rispettosi dell’ambiente e della salute umana. 


Anche l’industria della moda segue questa tendenza in crescita ed è in continua ricerca di materiali innovativi ed eco-friendly. Sempre più persone si rivolgono alle etichette per verificare se stanno acquistando prodotti sostenibili. L’industria della moda, infatti, è la seconda più inquinante al mondo e la sua produzione causa non pochi problemi ambientali: il processo di tintura convenzionale dei tessuti causa, per esempio, il 20% dell'inquinamento globale dell’acqua dolce mentre - guardando agli effetti nocivi per la salute umana - il 10% delle sostanze chimiche presenti nei nostri vestiti si trasferisce alla nostra pelle e al nostro corpo.


Ad oggi la fibra naturale maggiormente prodotta al mondo è il cotone. La sua coltivazione e lavorazione è causa del 10% delle emissioni globali di carbonio mentre il suo smaltimento, considerando che il solo 15% viene riciclato, avviene tramite inceneritori o discariche. Le monocolture di cotone richiedono un enorme dispendio di acqua per la crescita delle piante (2.700 litri, equivalenti al fabbisogno idrico di un individuo adulto nell’arco di due anni), un massivo utilizzo di fertilizzanti, veleni e coloranti potenzialmente dannosi per la salute umana, la disponibilità di vasti terreni (meglio destinabili alla produzione alimentare) e un enorme dispendio energetico.



I benefici delle alghe nel settore fashion


Diverse start-up hanno individuato nelle alghe una fibra vegetale alternativa che abbraccia sia gli interessi economici della produzione che quelli etici della sostenibilità ambientale. Anche nell’industria tessile pare che le alghe portino con sé i medesimi vantaggi ecosostenibili che hanno mostrato in altri campi produttivi come quello alimentare (umano e del petfood) ed energetico:


  • Riduzione dell’utilizzo di acqua dolce dell’80%

  • Crescita rapida e assorbimento CO2

  • Minor dispendio energetico

  • Nessun utilizzo di prodotti chimici potenzialmente tossici o inquinanti

  • La coltivazione in mare fa sì che le alghe non necessitino di suolo agricolo, destinabile ad altre colture

  • Prodotto biodegradabile e riciclabile


Chi avrebbe mai pensato che questi organismi acquatici che si aggrappano alle gambe quando si nuota in acque torbide possano essere la prossima scoperta di moda?


I brand più famosi e i team di ricerca sulla fibra algale


ALGAEING è un’azienda israeliana che dal 2016 scommette sul binomio alghe e moda per combattere il cambiamento climatico: le alghe vengono convertite in una sostanza liquida che può essere utilizzata direttamente come tintura o, in aggiunta a fibre vegetali quali la cellulosa, può essere trasformata in tessuto. Al contrario dei coloranti sintetici, quello brevettato da Algaeing non solo non contiene sostanze chimiche e metalli pesanti pericolosi per uomo e ambiente, ma è anche privo di allergeni e la sua produzione non richiede l’uso di tossine potenzialmente nocive per i lavoratori. Questa azienda è riuscita nell’intento di creare un prodotto che non danneggia la salute umana ma che addirittura la migliora: il tessuto infatti rilascia antiossidanti, vitamine e altri nutrienti naturali che sono estremamente benefici per la salute della pelle. 


KEEL LABS, azienda di materiali sostenibili, abbraccia la premessa che i materiali debbano essere coltivati in modo rigenerativo, approvvigionati in modo rinnovabile e creati senza danni ambientali: per produrre il filato KELSUN, infatti, le alghe vengono raccolte secondo rigide linee guida di sostenibilità, rispettando i calendari e le quantità di raccolta locali. Il processo di produzione continua attraverso la fase di estrazione del biopolimero che in seguito viene combinato con additivi brevettati e acqua per formare una soluzione, chiamata “dope”. Successivamente le catene di polimeri si uniscono a formare sottili filamenti che vengono poi allungati per allineare la loro struttura interna generando fibre in fiocco pronte per iniziare il processo di filatura vera e propria con l’aggiunta di fibre vegetali.



Anche una grande potenza tessile come la Cina ha riconosciuto che le monocolture di cotone competono per acqua e terreno con le colture alimentari e ha individuato nelle alghe la soluzione al problema. In Cina la proliferazione algale negli specchi d’acqua è eccessiva e nei mesi estivi causa non pochi disagi alla popolazione, minacciando simultaneamente la qualità dell’acqua potabile e la pesca. Forse alcuni di voi ricorderanno il massivo intervento militare che, in occasione dei Giochi Olimpici del 2008 svoltisi a Qingdao, ha rimosso quasi un milione di tonnellate di alghe dal mare per permettere il regolare svolgimento delle gare di vela. Il governo cinese ha iniziato una proficua collaborazione con l’Università di Qingdao per vagliare il potenziale applicativo delle alghe come fonti di fibre. Il team di ricerca ha testato l'estrazione di fibre di alginato ad alta resistenza da un'ampia varietà di alghe brune, verdi e rosse giungendo a scoprire che le nuove fibre sono resistenti al fuoco e alle onde elettromagnetiche: le fibre algali rappresentano dunque una materia prima unica per la produzione di indumenti speciali, come ad esempio equipaggiamenti ignifughi, uniformi mediche e indumenti protettivi con applicazioni militari.


Il nuovo processo di estrazione dell'alginato permette di ottenere da 200 a 250 kg di materia prima per ogni tonnellata di alghe secche e trasforma la pulizia delle fioriture algali, prima considerate un rifiuto, in una redditizia fonte di occupazione e di prodotti di qualità.                     


Ci può essere una più esemplare applicazione del concetto di Blue Economy ed Economia Circolare?


La produzione potenziale di fibre rinnovabili di alginato dalla Cina potrebbe raggiungere 1,9 milioni di tonnellate all'anno trasformando le fibre di alghe nella terza fibra naturale più importante sul mercato. A prescindere dai costi di rimozione delle alghe, queste risorse d'acqua dolce o marina forniscono un reddito, rispondono a una domanda reale sul mercato e generano posti di lavoro, un netto miglioramento rispetto allo smaltimento della biomassa prolifica nelle discariche, dove marcisce e genera metano.

Il potenziale delle fibre d'alga ha attirato i concorrenti come la NEW FIBERS TEXTILE Corporation di Taiwan o la SMART FIBER AG che, raccogliendo la materia prima nel Mare del Nord, produce fibre antibatteriche, anti-odore, per la cura della pelle, per la regolazione della temperatura, per la conduzione elettrica e per la resistenza chimica e termica.




Tinture sintetiche e tinture algali


Finora ci siamo soffermati sull’applicazione della fibra d’alga nella fabbricazione di capi innovativi e sostenibili, ma consideriamo ora le etichette degli indumenti che compriamo: sapevate che l’inchiostro nero utilizzato contiene pigmenti a base di petrolio (“nerofumo”)? Il mercato globale del nerofumo, sottoprodotto in polvere della combustione incompleta dei combustibili fossili, nel 2021 aveva un valore di circa 12,45 miliardi di dollari e si stima che aumenterà a circa 21,85 miliardi di dollari entro il 2030, con un tasso di crescita annuale del 5,5%. Il nerofumo rappresenta una minaccia per gli ecosistemi naturali ed è stato inserito nel Patto per la plastica degli Stati Uniti come uno degli 11 materiali "problematici e non necessari" da eliminare entro il 2025. Fortunatamente, grazie ad aziende come la LIVING INK, un nuovo tipo di nero ricavato dalle alghe sta attirando l'attenzione del pubblico perché promette di sostituire le tinte convenzionali a base di carbonio e perché prodotto utilizzando gli scarti degli allevamenti di alghe che operano nell'industria nutraceutica.





Conclusioni e sintesi



In questo ultimo articolo abbiamo quindi trattato il tentativo di “disintossicazione” del mondo della moda attraverso l’abbandono del convenzionale sistema di produzione per giungere ad abbracciare soluzioni più sostenibili e circolari a base algale: dalla fabbricazione di filati alla produzione di nuove tinte anallergiche e non tossiche.



Come sempre, vi invitiamo ad approfondire, a toccare con mano l’argomento e a commentare questo e gli altri nostri articoli. 


Per quanto riguarda i nostri appuntamenti, #stayTuned per il prossimo articolo sugli utilizzi delle alghe! 


Potete trovare altri contenuti sul Progetto e sul suo stato di avanzamento su questo blog, sul nostro sito e sui nostri canali social.


Se avete domande o suggerimenti, siamo sempre molto contenti di conoscerli.



Grazie per l’attenzione e al prossimo articolo!


Ulisse


Autore: Viola Faraoni



BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA


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